Il Gruppo Speleologico Fiorentino CAI

Storia del GSF


Per coloro che ancora non ci conoscono… (siete rimasti in pochi!) il Gruppo Speleologico Fiorentino nasce in seno alla sezione Fiorentina del CAI, il 2 Maggio 1927 grazie ai soci fondatori Alfredo Andreini, Aldo Berzi, Michele Levi e Ugo Procacci.

La nostra attività ci ha portato, nel corso degli anni, a essere uno dei gruppi più prolifici nel campo esplorativo.

Nonostante il materiale di progressione che oggi definiremmo “pesantissimo”, già nel primo decennio si possono annoverare esplorazioni importanti come la Tana dell’Uomo Selvatico sul Monte Corchia e l’Abisso Enrico Revel in Vetricia, nonché l’esplorazione dell’Antro del Corchia che nel 1934 divenne l’allora record mondiale di profondità (-541 m)…mondiale…

Con la 2° guerra mondiale l’attività subisce ovviamente una battuta d’arresto, per riprendere poi alla fine degli anni ’50. L’entusiasmo è comunque alle stelle, si scartano le scale antiquate e pericolose e si costruiscono con materiale leggero, compaiono le prime corde di materiale sintetico.

Il Gruppo divulga la speleologia tramite il potenziamento dei soci, i corsi e la pubblicazioni di articoli.

Nel 1964, viene così organizzato il 1° corso di introduzione alla speleologia  grazie alla direzione del socio Claudio De Giuli che in quel periodo era anche Reggente. In quegli anni la perdita del caro amico Piero Saragato e anche l’alluvione di Firenze mettono a dura prova l’unione del gruppo; malgrado tutto, l’attività esplorativa non demorde e torniamo sul teatro Apuano, esplorando numerose cavità tra cui la Buca dell’Imprevisto in Carcaraia, che verrà dedicata a Piero Saragato.

Nel frattempo le esplorazioni dei Rami degli Inglesi in Corchia si rivelano un’avvincente ed entusiasmante competizione con gli speleologi del Derbyshire Cavin Club.

Nel 1968 c’era voglia di cambiamenti, sulla scia dei fermenti sociali dell’epoca. Gli obbiettivi erano molti e uno fra questi era avere la possibilità di gestire alcune pagine del Bollettino Sezionale del CAI. Gli sforzi si dimostrarono vani ed alcuni soci decisero così di dissociarsi dalla sezione CAI. Nasce così lo Speleo Club Firenze.

Durante gli anni ’70 si continua il lavoro di esplorazione in Corchia, ma anche nella zona della Pania di Corfino, in Calvana, in provincia di Prato, sul Pisanino e in numerose altre località; ci dedichiamo anche all’argomento speleoterapia, con la Grotta Giusti di Monsummano Terme.

In quegli anni viene iniziato anche il fatidico lavoro di disostruzione alla Buca del Cacciatore che, come narrano le leggende, la sorte volle che fosse temporaneamente sospeso proprio sull’ultima pietra….Ma non tutto il male viene per nuocere e così, intorno alla fine degli anni ’70, le attività hanno una decisa impennata: cominciano infatti le risalite dei Fiorentini al Corchia, in tacita competizione con i Torinesi che dal rinominato Fighiera cercavano dall’alto la stessa giunzione che i Fiorentini cercavano dal basso dando il via, con queste spettacolari risalite (oltre 700 metri arrampicati a spit) ad un nuovo modo di andare in grotta che appunto a Firenze trova una scuola di eccellenza. Si accantona così il consueto modo di pensare alla progressione in discesa per abbracciare a pieno l’importanza delle risalite ed i nostri esploratori iniziano a visualizzare la grotta nella sua interezza, a tutto tondo, in ogni direzione. Oggi pare scontato, ma è grazie a queste nuove convinzioni che molti dei meno mille italiani oltre che tantissime cavità così dette minori portano la firma del GSF.

Alla fine degli anni ’70 l’avvento della progressione su corda genera attriti in tutto il mondo speleo e Firenze non ne è immune. La progressione su sola corda infatti minava enormemente non solo la struttura sociale ma addirittura l’integrità del gruppo; se con le scale si era costretti ad organizzare squadre composte da tantissimi partecipanti, la corda invece individualizzava la figura dell’esploratore. Anche il GSF viene travolto: da una parte i conservatori delle scalette e dall’altra i progressisti spericolati su sola corda. Nuova scissione e nasce il GS Pipistrelli di Fiesole che, abbracciando in pieno la nuova tecnica francese, organizza nel 1977 il 1° Corso di Progressione su Corda.

La corda rappresenta un salto di qualità enorme nella progressione tanto che alcuni soci del GSF, pur di non abbandonare l’attività, partecipano come allievi al corso dei Pipistrelli.

Nel ’78 grazie all’opera dello Speleo Club Firenze e alcuni soci del GSF viene pubblicata la rivista “Speleo”, importantissima rivista che con la sua tiratura di 10.000 copie aprirà la strada alla legge regionale sulla Speleologia.

Gli anni successivi ci vedono protagonisti di importanti spedizioni sia a livello internazionale (come in Spagna nel massiccio della Sierra de las Nieves in Andalusia, e al fondo del Gouffrè Berger che fruttò ai partecipanti un riconoscimento speciale coma atleta dell’anno), sia a livello nazionale con la prosecuzione del lavoro nei Rami ai Fiorentini e tanti altri abissi.

A partire dalla metà degli anni ottanta, il baricentro dell’attività esplorativa si concentra di nuovo nelle zone della catena Apuana.

Torniamo all’Abisso di Foce Luccica e lì si raggiunge un nuovo fondo a –450, scopriamo  abissi sul Sagro e Corchia: Smilodonte – 670m e Abisso Sole dell’Ovest –370m. fino ad arrivare ad un nuovo record: l’Abisso Olivifer, sul monte Grondilice, dove in quattro punte si raggiunge un fondo a quota –1000m (allora record italiano di profondità ed oggi terzo meno mille italiano); mentre all’inizio degli anni novanta  viene esplorato l’Abisso Pinelli con gli amici Veronesi fino a quota. –985m. E’ questa un’esplorazione importantissima perché, sebbene avvenga sul versante marino della Tambura, ci avvicina nuovamente a questa montagna dove, nel 1993, un acrobatico traverso sull’enorme Pozzo Firenze all’Abisso Saragato  ci permette di trovare la prosecuzione fino al livello di base: un altro menomille (-1125m). E poi la rivisitazione dell’Abisso Paolo Roversi ci permette di raggiungere q. –1350 togliendo dopo cinque anni il primato a Olivifer come grotta più profonda d’Italia. Non da meno l’Abisso di Mani Pulite q. –1060 e la recentissima Perestrojka con un dislivello di –1160m.

Importanti esplorazioni però ci hanno visto protagonisti anche in Sardegna con la giunzione fra Su Palu e Su Spiria, in Calabria nei gessi di particolare bellezza ed importanza, in Messico con gli amici Bolognesi, nelle Filippine, in Albania in collaborazione con i Veronesi, e persino in una remota regione dell’Honduras.

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