Speleologia urbana

"Urbana" è un modo improprio per definire la speleologia in cavità artificiali, ovvero in tutte quelle opere umane che si trovano nel sottosuolo.
Acquedotti, cisterne, fognature, chiese ipogee, abitazioni rupestri, sepolture, miniere, opere militari di ogni tipo e di ogni epoca, depositi, fino alle gallerie di strade e ferrovie sono l’obbiettivo di questo particolare modo di  fare speleologia, che coniuga le tecniche di progressione e rilievo in ambiente ipogeo con il rilievo architettonico e la ricerca archeologica. In casi particolari siamo addirittura in presenza di situazioni miste, come le miniere etrusche e romane nelle Colline Metallifere, dove le grotte naturali erano sfruttate per l’avvicinamento ai filoni dei materiali da estrarre.
Non c’è dubbio, siamo le persone “giuste”, ovvero matti abbastanza ma preparati all’ambiente e alle sue insidie, che sono sicuramente maggiori rispetto alle cavità naturali. Una grotta non presenta i problemi di stabilità di realizzazioni umane, e solo in rari casi la ventilazione naturale è assente e permette la formazione di sacche di gas come l’anidride carbonica, responsabile di molti incidenti mortali.
Il nostro gruppo opera da anni su richiesta di Enti e privati che hanno la necessità di conoscere tracciati, consistenza, forma e stato di conservazione di opere ormai dimenticate nel corso del tempo. Le esplorazioni più recenti in questo campo sono l’acquedotto della Villa Medicea di Pratolino e le cisterne di San Miniato.

Le cisterne di San Miniato

San Miniato alto è una cittadina che si adagia sulla cresta delle colline che guardano la piana dell’Arno, che scorre pigro verso Pisa. Ha poca acqua e da tempo immemore deve la sua autosufficienza idrica ad un’unica fonte e alle cisterne che raccolgono l’acqua piovana. Tutti gli scarichi dei tetti venivano collazionati in cisterne sia private che pubbliche, per il tramite di pozzetti chiarificatori che ne depuravano le acque.

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L’acquedotto della Villa Medicea di Pratolino

Un po’ di storia…

Francesco I de’ Medici fa costruire, a partire dal 1568 quando ne acquista la tenuta, la Villa di Pratolino che diviene rapidamente una “meraviglia” del tempo, per le fontane, i giochi d’acqua e gli automi che animano il suo parco.

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